In loving memory

Questo Forum e' strettamente RPG, qualsiasi messaggio non attinente verra' spostato o cancellato.
Rispondi
Avatar utente
Amberle
Cadetto
Messaggi: 73
Iscritto il: mar lug 30, 2013 8:39 pm
Classe: Mu/Cl

In loving memory

#1

Messaggio da Amberle » lun gen 06, 2014 5:28 pm

Sbadigliando scesi dalle scale barcollando, la ragazza mi guardò perplessa: 'Madonna, avete per caso dato fondo alle riserve di grog, che il troll vi ha lasciato in custodia?'
'No, Safaa, ho solo dormito troppo...ma ditemi, che è accaduto per le terre?'
La proprietaria dell'ostello mi narrò di epiche avventure in solitaria, di gruppi di eroi temerari, di ricche conquiste, di rinnovamenti continui del mondo... parlava, parlava, parlava, ma la mia mente viaggiava lontano nel tempo quando, coccolata dalla mia famiglia, andavo fiera di essere quella che ero, una Eleandil.
Ora di noi non resta che un vago ricordo, alcuni si sono persi nella nebbia del presente, altri come me si sono assopiti nelle stanze del passato e uno di noi è volato via verso un abbagliante futuro.
'E' di lui che vi leggerò le gesta' sentenziai, interrompendo la piccola Safaa.
Lei socchiuse le palpebre come per annuire, ma sapevo che era un semplice gesto annoiato.

Ormai molti lustri or sono, nacque, nella sperduta ed acquitrinosa regione ora nota come le Quicklands, un allegro elfo selvatico chiamato Saturn, il nome gli fu dato dal padre, primo giardiniere del palazzo del principe Ruhan, quale augurio di crescere forte e rigoglioso come la pianta che ornava i verdi giardini da lui curati.
Nel piccolo principato ai margini della palude e della boscaglia, la vita scorreva tranquilla, turbata solo dalle scorribande nel loro territorio da parte dei feroci goblin, i quali erano sempre alla ricerca di giovani elfi da rapire e ridurre in schiavitù: per la loro piccola statura e le loro agili dita erano l'ideale per estrarre le pietre preziose dalle grotte delle miniere di Moria.
Ben presto il Principe diede ordine di formare un esercito per difendersi da goblin, molti degli amici di Saturn si arruolarono e furono avviati ai campi di addestramento per imparare l'uso delle armi, ma Saturn resistette alla tentazione e, su consiglio del padre, fu introdotto alla presenza del grande saggio.
Mai amante della violenza se non per necessità di sopravvivenza, iniziò gli studi di medicina per poter aiutare i membri della propria comunità, molteplici infatti erano le occasioni di prestare la propria assistenza ai feriti sui campi di battaglia.

Ben presto i suoi maestri videro in lui una forte predisposizione per la magia e le arti arcane, iniziarono dunque altre lezioni al fine di apprendere ed eseguire incantesimi.
Al raggiungimento della maggiore età i suoi maestri gli spiegarono la necessità di aumentare le proprie capacità di apprendimento e continuare il proprio percorso di studi. Ma le severe leggi imposte dagli Dei imposero la necessità di trasformare il proprio corpo attraverso un doloroso processo di mutazione, il quale si concluse con la rinascita in forma umana.
Numerosi furono, durante il percorso di apprendimento, gli insegnamenti che ricevette dagli esperti maestri. Rapidamente crebbe in forza e saggezza.
Ma senza la pratica sul campo lo studio poteva anche rivelarsi inefficace, quindi sebbene ancora tirocinante cominciò a vagare per le strade del mondo conosciuto alla ricerca di piccoli o grandi torti che le sue capacità erano in grado di rimediare.
Allegri compagni si unirono a lui nell’esplorazione e nelle battaglie, affidandosi, a volte in modo avventato e rischioso, alle sue cure e alle sue guide. Ma comunque buoni furono i risultati conseguiti, sia nell’accrescimento di esperienza sia nelle vittorie ottenute. Fu in quell'epoca, durante questi primi viaggi, che fece la conoscenza della giovane Nikea e di suo fratello Ryu.
Solo quando i suoi maestri videro che aveva appreso le arti magiche necessarie e soprattutto la filosofia che accompagnava il loro utilizzo, potè sottoporsi alla prova finale.

Finiti i festeggiamenti decise che era ormai giunta l’ora di fare ritorno nella terra natia, dalla quale da troppo tempo mancava. Molte erano le persone che lo stavano attendendo.
Salutati i fidati compagni di ventura, intraprese da solo il cammino verso casa. Il viaggio sarebbe durato parecchio, ma durante il suo corso ebbe modo di tenersi in contatto con gli Eleandil, utilizzando metodi magici e semplici piccioni viaggiatori.
Durante il lungo viaggio, molte erano le cose cambiate, campagne una volta floride ormai davano pochi frutti, le terre si stavano inaridendo, pochi erano i volti sorridenti dei viandanti e nelle locande erano tutti poco socievoli e scambiavano solo poche parole.
Ormai alle soglie delle terre degli elfi cominciava a rimembrare la sua giovinezza con un po’ di amarezza nel constatare quanto tempo era trascorso.
Ancora una ultima salita per arrivare al principato. Nessun rumore si udiva. La città sembrava deserta. Case e botteghe sbarrate, assi inchiodate alle porte e alle finestre si vedevano dalla strada. Del palazzo del principe erano rimaste solo rovine, solo sterpaglia rimaneva di quello che una volta era il rigoglioso giardino curato dal padre.

Qualcosa di terribile era accaduto.

La città sembrava deserta, nessuno elfo vi era più.
Corse subito a casa alla ricerca del padre, ma senza fortuna, aperta la porta la trovò vuota e tutto era in disordine.
Nessuno era lì per rispondere alle sue domande.
A nord si vedeva un filo di fumo alzarsi verso il cielo.
Subito cominciò a correre attraverso il bosco verso il luogo di provenienza del fumo.
Un falò ardeva accanto ad una piccola capanna. Un vecchio sedeva a terra alimentando il fuoco con fascine di arbusti secchi. Il vecchio gli narrò di come dei predoni fino ad allora sconosciuti, erano arrivati in città, di come avevano saccheggiato e ucciso gli abitanti adulti e rapito i fanciulli. Non contenti e per evitare che i sopravvissuti, scampati al massacro, volessero vendicarsi, avevano sparso il bacillo delle peste lasciando alcuni cadaveri infetti.
Il vecchio era uno dei pochi che si era salvato in quanto nel bosco a raccogliere legna.
Per molto tempo aveva da solo raccolto e bruciato i cadaveri e poi sbarrate le case. Ora viveva nella capanna nel bosco accanto alla sua vecchia città.
Sentimenti di rabbia e dolore cominciarono a crescere nel cuore di Saturn, accompagnati dal tormento e dal dubbio che forse lui avrebbe potuto evitare tale catastrofe.

Che poteva fare ora?
Non era stato capace di difendere chi gli stava a cuore, aveva ancora un senso la sua vita?

Molte domande e poche risposte.
Tornò dai buoni maestri e cercò i loro consigli e, dopo una lunga meditazione, decise che avrebbe messo a disposizione dei deboli e dei bisognosi le sue capacità magiche, belliche e curative. Così insieme ad alcuni fidati compagni combattè le ingiustizie e accumulò esperienze, fino a divenire il "Saggio", l' avventuriero che tutti conosciamo.


Chiusi il taccuino che tenevo tra le mani, alzai lo sguardo verso la giovane, era lì china sul bancone con la lunga chioma nera che le faceva da cuscino, dormiva tanto beatamente, che non osai destarla nemmeno quando Frate Giovanni venne per chiedere una stanza.
Avvicinai l'indice alle labbra e gli indicai le scale, lui mi seguì giù ed insieme andammo a bere alla taverna di Brunch, in onore dell'amico, che mai tornerà.
Amberle l'Ellcrys degli Eleandil

Rispondi