La Morte è la sua ombra

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Amberle
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La Morte è la sua ombra

#1

Messaggio da Amberle » sab lug 19, 2014 3:48 pm

Ero stata al tempio per ammirarne la gloria, oramai passata, e uscendo mi ero persa nelle paludi. Non avevo abbastanza potere per celarmi agli occhi dei warg, così dovetti affrontarne alcuni, ma io non sono abile nella lotta e preferii fuggire. Immersa sino alle ginocchia in una melma nerastra, cercavo un punto ove ristorare le membra ed ecco ergersi dinnanzi a me una strana costruzione, dal pennone penzolava un corpo mummificato di un elfo... non sarei di certo stata la benvenuta, ma avanzai ugualmente.
Avanzando nel cortile subito sentii il tramestio di piatti e bicchieri, tipico di una locanda. Era di certo un luogo poco raccomandabile, entrai ugualmente; dando una rapida occhiata ai tavoli, notai che qui vi si radunava la peggior feccia della criminalita' umana, insieme alle razze piu' truculente e sanguinarie. Mi diressi velocemente ad un tavolo isolato vicino al camino, dove due avventori stavano contrattando per una vecchia borsa.
Il primo era un troll, abile nel contrabbando, il secondo era un orco, un guerriero; quando i due finirono di parlare, l'orco si alzò e fece cenno di andarsene, ma di colpo si voltò verso me, parve conoscermi... prese uno sgabello e mi si posiziono' seduto dinnanzi... il suo sorriso sembrava piu' un ghigno, ma sottovoce disse: 'Eleandil, ti portero' io fuori sana di qui!'
Fu sincero, dovette straziare piu' di un avventore della locanda, ma mi portò sino ai confini di Alma. Stava per salutarmi, solo allora riuscii a chiedergli chi fosse e lui mi narro' la sua vita:


"Il freddo, fu quella la prima cosa che percepii, ti entrava nelle ossa e non ti lasciava più, e dopo il freddo venne il dolore, lancinante come non ne avevo mai provato, la testa sembrava scoppiarmi e il fianco era in fiamme, una pozza di liquido nerastro si allargava sul pavimento, sapevo già cosa fosse, era il mio sangue.

Mi alzai barcollando nello spazio angusto della stanza, ci avevo vissuto per tutta la mia giovinezza eppure ora mi sembrava un posto così lontano, estraneo. Sapevo che non avrei trovato altro che morte lì dentro, ma forse una fiamma di speranza ardeva ancora in me, che stupido che fui. Non appena gli occhi si adattarono all’oscurità li vidi, riversi al suolo in pose scomposte, le pose della morte.

Il maschio era caduto quasi sulla porta, il primo a combattere e il primo a cadere, ma non invano, due banditi giacevano vicino a lui. Io, dopo averne atterrato un terzo, fui colto da un dolore lancinante al fianco e poi non ricordo più nulla, credevo di essere morto, ma questo posto era troppo squallido per essere l’oltretomba. Le due femmine sono cadute vicino al fuoco, stavano preparando la cena.

Mi sedetti vicino al cadavere del maschio, era un orco possente, i lineamenti distorti dalla furia e dalla sofferenza si erano cristallizzati nella morte, con la mia mano gli chiusi gli occhi, una lacrima mi scese sul viso, ma giurai a me stesso che fu l’ultima che avrei mai versato, un urlo scaturì dal mio petto, urlai tutta la mia furia e tutto il mio dolore, urlai a lungo.

Dopo aver strappato dal collo del morto una collanina mi avviai verso l’uscita, con uno straccio mi fasciai la ferita alla meglio e uscii nel gelo della notte, una nuova entità cresceva nel mio cuore, un entità nera che si nutriva della mia rabbia, della voglia di vendetta.

Era il giorno 3 del mese della battaglia e correva l’anno 406, io avevo 17 anni e la mia famiglia era stata fatta a pezzi, nulla sarebbe più stato come prima.

Questo è l’inizio della mia storia, la storia di un guerriero di nome Lothad, che da quel giorno non si fermò mai davanti a nessuno, perchè aveva capito che solo la morte poteva fermarlo.

Gli anni passarono veloci, tra imprese di avventura e massacri senza pietà, non perderò tempo a raccontarli perchè sono storie già viste, retaggi di epoche passate.

Finchè un giorno non la incontrai , mi salvò la vita in terra di vampiri, era la prima persona che mi aiutava, un' elfa risplendente in una luce divina ai miei occhi, bella da togliere il fiato, mi sorrise dopo avermi curato e mi disse ‘è un brutto posto da frequentare da soli, potevi morire’ .

Io percepivo la sua potenza dal turbinare di elementi intorno al suo corpo, risposi ‘ la morte è solo uno stato mentale’ e feci per andarmene, ma lei disse ‘Nikea’, e io ‘come?’’mi chiamo Nikea’.

Da quel giorno nacque una splendida amicizia tra un brutto orco pieno di cicatrici e una splendida elfa, tanto bella quanto buona. Non mi chiesi mai perchè quel giorno si fermò ad aiutarmi, ma ora capisco che la mia vita sarebbe stata diversa senza lei. Mi fece conoscere gli altri membri della sua famiglia che mi accolsero come un fratello, Ryu , Shiwa, Archangel, Orodruin sono nomi che non potrò mai dimenticare, le uniche persone che hanno avuto un'importanza nella mia vita, dopo il giorno maledetto."

Amberle l'Ellcrys degli Eleandil

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